Il trapper Sapobully: “Sono mafioso e me ne vanto”

Il trapper Sapobully: “Sono mafioso e me ne vanto”
Romano Maiorella, classe 1998, vive in Basilicata. Di lui nessuno avrebbe parlato se non avesse raggiunto il successo grazie alla trapshit, la versione più hard della trap, con lo pseudonimo di Sapobully, il duro della band trapper Fsk satellite, che ora ha deciso di intraprendere la carriera solista. I loro video sono estremi, ai limiti del consentito, e ossessivamente incentrati sul classico trittico droghe, donne, soldi. L’album d’esordio, Fsk trapshit, ha suscitato immediate polemiche. Il primo a indignarsi è stato il rapper Salmo che si è scagliato contro il trailer dell’album: in una delle scene si vede una sostanza bollire dentro un cucchiaio. “Farvi di eroina non farà di voi degli eroi – ha detto Salmo –. Farà di voi degli sfigati che a trent’anni si ritroveranno sottopeso, in preda a brutte paranoie e a istinti suicidi”. Una disapprovazione morale che idealmente avrebbe dovuto comportare la fine della carriera del trio, ma che in pratica ha attirato l’attenzione degli adolescenti.

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Bevitori di sciroppo

Forte di questa reputazione, Romano ha realizzato un video, che ha superato le 120mila visualizzazioni su YouTube, in cui si presenta come un giovane mafioso. Dice che lui è il “boss della trap”, che può permettersi “40mila euro sul polso” (mostra il Rolex Daytona in oro). Apre la bocca, e mostra i 32 denti d’oro che risplendono come una miniera. È visibilmente sotto l’effetto di stupefacenti e ha in mano una bottiglietta di Sprite, la bevanda gassata con cui si prepara di solito la lean, una droga “ricreativa” a base di sciroppo per la tosse, codeina (un oppiaceo derivato dalla morfina, ndr) e prometazina (che funziona sia come antistaminico sia come antipsicotico, ndr). È interessante la definizione di droga ricreativa perché ci restituisce l’idea di una comitiva di giovani in cerca di divertimento innocente.

La noia nelle piccole comunità delle aree interne, quando si è adolescenti, può essere davvero desolante. Bastano una farmacia, un supermercato e un po’ di musica che pompa bassi per risolvere quel senso di angoscia che non ti lascia. Romano è di Venosa (11mila abitanti a nord di Potenza, ndr) e sa bene di cosa si tratta. Con i suoi amici bevitori di sciroppo, ha messo su una crew di trapshit per togliersi di dosso l’odore del paese e respirare, almeno nelle loro storie musicali, l’atmosfera gangsta della metropoli. Così prende il suo smartphone e comincia a registrare: “Voi dovete capire che tutti i rapper che fino a mo vi hanno detto che hanno fatto mafia, hanno spacciato, hanno fatto il caos […] tutte minchiate, chi ha fatto mafia prima di diventare famoso, che veramente ha messo i chili, sono io, fra’”. Mostra intanto il Rolex, come fanno i narcos nei loro reel su Instagram e nelle tendenze su TikTok. “Vengo da una famiglia mafiosa […] mio fratello piccolo ha un anno meno di me, è il boss del mio paese”. Riprende il fratello che gli regge il gioco imitando il gesto di una pistola che spara. “Chi comanda il paese? Chi comanda a Venosa?”, insiste. Ora il fratello è un po’ imbarazzato: “Chi la comanda?” e Sapobully certifica: “Lo comanda mio fratello!”. Barcolla, biascica le parole, gli occhi sono lucidi: “Voi siete tutti gasati […] ma io devo ancora chiudere cinque, sei cause […] io ho accoltellato, ho fatto cose allucinogene. Se volete fare trap mafia dovete avere una famiglia mafiosa […] se tuo padre non sta in galera come mio padre non parlare di mafia”.

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La piazza lucana

Secondo la Dia, in Basilicata le giovani leve criminali si stanno facendo strada nel campo dello spaccio avendo le spalle coperte dalle cosche calabresi, campane e pugliesi. La piazza lucana è diventata così florida da avviare la produzione di stupefacenti in sede locale. A Venosa, in particolare, è stato scoperto nel 2020 un fabbricato in cui erano stati prodotti 118 chili di marijuana. Già nel 2018 un’indagine dei carabinieri aveva accertato che nella cittadina lucana (12mila abitanti scarsi) c’erano 200 consumatori di stupefacenti, quasi tutti ventenni, ovvero in quella fascia d’età che conta circa 1500 persone. La retata aveva portato a 12 ordinanze di custodia cautelare e 10 divieti di dimora: la metà delle persone arrestate e allontanate erano ventenni e appartenevano a un’organizzazione che gestiva un «traffico frenetico» di spaccio. L’associazione a delinquere dei giovani di Venosa aveva raggiunto un livello imprenditoriale di prim’ordine in grado di anticipare le somme necessarie per massicci rifornimenti di hashish, cocaina ed eroina, grazie ai buoni rapporti stabiliti con la mafia foggiana.

Non sappiamo fino a che punto Sapobully dica la verità o usi la reputazione criminale di Venosa per vendersi come mafioso nel mercato gangsta della trapshit. Quando si promuove un prodotto non conta che l’informazione sia oggettiva, ma che sembri vera. Tuttavia, prima di chiudere il suo dissing (brano che ha l’obiettivo di criticare o insultare, ndr) contro i falsi trapper mafiosi, Romano dice ai cittadini di Venosa di non importunare la madre per lamentarsi del suo stile di vita. Sono solo invidiosi perché i loro “figli sfigati studiano e lavorano tutta la vita per un stipendio” mentre lui “guadagna” divertendosi “tutto fatto” a “fare la Trap”. Chi è Sapobully? Un giovane mafioso che ha scelto la trap per raccontare la malavita o un ribelle di paese? Di sicuro, un ragazzo secondo cui lavorare e studiare è da sfigati.

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