L’educazione sessuale e l’ipossifilia

Nel fine settimana una tragica notizia ha fatto il giro delle redazioni italiane, una notizia che raccontava della morte di un giovane. Già da subito oltre alla notizia quasi tutte le testate riportavano una frase, probabilmente presa dai primi che hanno rilanciato la notizia:

Non è chiaro se si sia trattato di un gesto volontario, o se il ragazzo sia rimasto vittima di un infausto gioco legato alla partecipazione a qualche videochat dove gli iscritti sono indotti a commettere atti autolesionistici anche fino a togliersi la vita.

Se non è chiaro, perché parlarne? Se non è chiaro, perché piantare idee di questo genere nella testa di altri genitori? Noi ovviamente non sappiamo come siano andate le cose e lungi da noi voler scrivere qualcosa senza avere fatti a sostegno. Quello che però sarebbe bello è che nel nostro Paese certe cose smettessero di essere sussurrate nei corridoi, e fossero riportate in maniera chiara anche dai giornalisti.

E invece, siccome siamo un Paese dalla facciata bigotta, si continua a evitare di parlare di una tematica su cui all’estero sono anni che è caduto il tabù.

L’asfissia erotica

L’asfissia erotica, nota anche come ipossifilia, è una pratica sessuale che comporta la restrizione dell’ossigeno al cervello per aumentare l’eccitazione e l’intensità dell’orgasmo. Si tratta di una pratica che, anche grazie al passaparola della rete, si è diffusa in tutto il mondo, non da ieri, ma da almeno un decennio. Una pratica che a volte viene eseguita da giovani che stanno esplorando i loro limiti, curiosi di provare emozioni diverse. Sia chiaro, si tratta di una pratica che comporta rischi significativi, incluso il rischio di morte accidentale (come purtroppo successo a David Carradine, protagonista  di Kill Bill). Praticarla in sicurezza è un argomento complesso, dato che ogni forma di restrizione dell’ossigeno comporta un rischio.

Ogni volta che leggiamo di casi di soggetti che sono morti per soffocamento in situazioni dubbie, il primo sospetto dovrebbe essere appunto sull’ipossifilia e non su fantomatici complotti o chat che istigano al suicidio. Come detto, l’asfissia erotica è una pratica ad alto rischio con potenziali conseguenze fatali. La sicurezza completa non può essere garantita, e conoscenza e precauzione sono essenziali; la considerazione di pratiche alternative per esplorare la sessualità in sicurezza sarebbe fortemente raccomandata, soprattutto in giovane età.

Noi di BUTAC non vogliamo fare gli educatori sessuali, figuriamoci, ma siccome in Italia la figura dell’educatore sessuale nelle scuole è praticamente assente cerchiamo di riportare qui l’unico suggerimento sensato per chi fosse deciso a provare.

Mai praticare da soli. Difatti una delle cause principali di incidenti mortali legati all’asfissia erotica è la pratica in solitudine. Avere una persona di fiducia presente può fornire una misura di sicurezza in caso di emergenza. Inoltre, se si decide di procedere, è essenziale avere un sistema di comunicazione non verbale (es. segnali con le mani) per indicare disagio o la necessità di interrompere immediatamente. Infine, per limitare il rischio andrebbero utilizzati strumenti che possano essere facilmente rimossi o che si allentino da soli in caso di perdita di coscienza. Questo accorgimento però può solo appunto ridurre il rischio, non eliminarlo del tutto.

Speriamo di avervi dato spunti di riflessione su come parlare di certe cose, ma anche su quanto sia importante parlarne. Nelle pagine dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma troviamo un articolo che parla di questa pratica, articolo che si conclude con queste parole:

Le statistiche relative ai decessi per asfissiofilia sembrano essere in parte contrastanti in merito a quale sia più frequente, la situazione di suicidio o di omicidio (Hazelwood et al. 1984; Hucker 2011). È indubbio che il numero globale sia nettamente più alto di quello riportato in letteratura, poiché è molto frequente che vi sia la tendenza da parte dei familiari delle persone decedute a causa di questa pratica a tacere, omettendo così le dinamiche della morte (XXI SEX – Nuova Enciclopedia Sessuale).

La vergogna per questo genere di cose è data proprio dal fatto che se ne parla pochissimo e quindi vengono viste come assurde perversioni da nascondere. Imparare che la sessualità è un labirinto complesso e che andrebbe sdoganato il parlarne di più (e meglio), specie in ambiente scolastico, sarebbe un primo passo per uscire da questo tunnel in cui siamo da anni. Sarebbe importante sia per noi adulti che la viviamo male, sia per i giovani, sempre più in balia di quello che, senza aiuto alcuno, trovano in rete.

PS

E prima che arrivi il solito a dire “ecco vedi, la colpa è della rete” no, non è della rete, è di noi che lasciamo che la gente vada in rete nella più completa ignoranza, specie i giovani.

redazione at butac punto it (con l’aiuto di ChatGPT)

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