La Russia detta le regole e impone la tregua nel conflitto del Caucaso

La Russia detta le regole e impone la tregua nel conflitto del Caucaso

di Luciano Lago

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha convocato venerdì a tarda notte i ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian che sono volati a Mosca, a seguito della chiamata del presidente russo che li ha ivitati adi un tavolo di negoziato che richiede preventivamente un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh.

“Dopo una serie di conversazioni telefoniche con il presidente azero Ilkham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente della Federazione Russa ha lanciato un appello per porre fine alle attuali ostilità nella zona di conflitto del Nagorno Karabakh per motivi umanitari, con l’obiettivo di portare a termine uno scambio di cadaveri e prigionieri “, ha comunicato il Cremlino.
“Per tenere consultazioni su questi temi, mediati dal ministro degli esteri russo, i ministri degli esteri di Azerbaigian e Armenia sono stati invitati a Mosca il 9 ottobre”, ha aggiunto. (France 24.com ).

Il potere di convocare i massimi diplomatici delle due ex nazioni sovieticheapparentemente dall’oggi al domani – rappresenta uno scacco matto letterale contro la Turchia, che è stata vista come la forza trainante dell’offensiva dell’Azerbaigian del 27 settembre.
Al di fuori dei vani appelli diplomatici dei ministri degli esteri di Francia e Stati Uniti e della UE che hanno rilasciato dichiarazioni in cui si condanna “l’escalation di violenza senza precedenti e definito la nuova guerra un “Minaccia inaccettabile” alla stabilità regionale, l’unica potenza in grado di convocare le due parti ed imporre la tregua ed i negoziati, ancora una volta è apparsa la Russia di Vladimir Putin.
Come è noto, l’Azerbaigian non era stato il solo a rifiutare di accettare qualsiasi richiesta di cessate il fuoco. Piuttosto, era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan che era emerso come un ostacolo ancora più feroce e intransigente nel rifiutare qualsiasi richiesta di fine dei combattimenti.

Combattimenti e carri armati in Nagorno Karabakh

L’Azerbaijan il 27 settembre aveva iniziato l’attacco e le operazioni di combattimento si erano andate intensificando giorno per giorno conquistando parte del territorio conteso nel Nagorno Karabakh.
La Turchia, come stato patrono dell’Azerbaigian, ha fornito appoggio e sostegno militare paese azero nell’ambito del suo progetto di espansione con l’obiettivo di imporsi come potenza regionale.
Tuttavia il gioco della Turchia di sobillazione della parte azera presenta implicazioni più ampie ad alto rischio che mettono il governo di Ankara nella pericolosa condizione di varcare una linea rossa che Mosca non può permettere che sia varcata.

La Russia è vincolata all’Armenia dal suo stesso patto di sicurezza, quindi il pericolo di una guerra per procura tra Ankara e Mosca continua ad incombere.
Inoltre l’apparizione di mercenari salafiti trasferiti dalla Siria all’Azerbaijan per prendere parte al conflitto è un fatto intollerabile per la Russia e questo mette Erdogan nella condizione di essere divenuto un partner inaffidabile e pericoloso per Mosca. (al-monitor.com ).

Spinto dalle sue ambizioni, Erdogan potrebbe avventurarsi in un conflitto per interposte parti con la Russia, conflitto che sarebbe destinato a perdere.

La mossa di Putin sulla scacchiera rimette ordine nelle cose: il Caucaso è il cortile di casa della Russia e le decisioni su questa zona spettano a Mosca e non ad altri, le possibili interferenze e tentativi di appiccare l’incendio, da qualunque parte provengano, verranno inesorabilmente respinte dalla Russia che dispone dei mezzi e della volontà per farlo. Ankara è avvisata.

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