La Cannabis che cura – Ottobre 2020

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La rubrica sulla Cannabis Terapeutica di Fuoriluogo.it

Numero 32 – Ottobre 2020
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica
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Disturbo ossessivo-compulsivo

Sono stati analizzati i dati di una app che permette ai pazienti di registrare le variazioni dei propri sintomi in funzione di differenti dosi e “strain” di cannabis. Si trattava di 87 persone con disordine ossessivo-compulsivo; riportavano una riduzione del 60% delle “compulsioni”, del 49% dei pensieri intrusivi e del 52% dell’ansia. Le concentrazioni maggiori di CBD e le dosi maggiori predicevano una maggior riduzione delle compulsioni. In definitiva, la cannabis inalata sembra avere un effetto benefico a breve termine sui sintomi del disturbo. La ricerca è stata effettuate presso l’Università di Washington.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33049434/

Americani con sclerosi multipla: un sondaggio

E’ stato effettuato un sondaggio sul dolore nelle persone con sclerosi multipla, e sono stati estrapolati i dati riguardanti l’utilizzo di cannabinoidi. Tra i 1027 che hanno risposto, il 42% riferiva uso recente di cannabinoidi, Sonno e dolore erano le ragioni più frequenti per l’uso, e per quelli che avevano espresso preferenze specifiche era favorita la formulazione con CBD predominante. Sintomi migliorati inoltre erano: disfunzioni sessuali, ricadute della malattia, problemi di attenzione, tremori, difficoltà di memoria, nausea, ansia, disturbi vescicali, spasticità, difficoltà visive e fatica.
https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/2055217320959816

Meno oppioidi nel mal di schiena

180 pazienti californiani con mal di schiena sono stati valutati per vedere come l’uso di cannabis cambiava il consumo di oppioidi. Il dolore era presente da una media di 11 anni, e la dose di oppioidi era mediamente di 21 mg di morfina equivalente al giorno (una fiala di morfina è di 10 mg). La dose media di cannabis era di 1,45 grammi al dì di media, e la maggioranza la fumava. Il 50,8% era in grado di interrompere del tutto l’uso di derivati della morfina, e per quelli che non erano riusciti in questo, il 31% comunque ne riduceva l’uso. Sembra inoltre che coloro che usavano più oppioidi fossero maggiormente in grado di sostituirli con la cannabis.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7480723/

Meno oppioidi in generale

Canada e Stati Uniti sono alle prese con una epidemia di overdose di oppioidi. Per tale motivo tre gruppi di persone che usavano oppioidi sono state seguite per alcuni anni al fine di valutare se l’uso di cannabis era utile nella riduzione del consumo. Si è visto che l’uso di cannabis era associato a riduzione dell’uso di oppioidi iniettivi.
https://ajph.aphapublications.org/doi/10.2105/AJPH.2020.305825

CBD se la cannabis disturba

All’Università di Londra è stato svolto uno studio in doppio cieco, contro placebo, randomizzato e controllato sull’uso del cannabidiolo per il trattamento del disturbo da uso di cannabis. Ne è risultato che 400 e 800 mg di CBD erano sicuri e più efficaci  del placebo nel ridurre l’uso di cannabis.
https://www.thelancet.com/journals/lanpsy/article/PIIS2215-0366(20)30290-X/fulltext

Trigliceridi alti e fianchi grossi

Il cosiddetto fenotipo ipertrigliceridemico-addominale è definito come presenza di elevati valori di trigliceridi nel sangue (sopra 177 mg/dL) e aumento della circonferenza addominale (sopra i 90 cm nei maschi e 85 nelle femmine). I soggetti con questa accoppiata sono più a rischio di malattia coronarica, di malattie cardiovascolari in genere e di diabete. In questa ricerca sono state studiate 47364 persone seguite dal “Sondaggio nazionale di esame di salute e nutrizione” americano dal 2009 al 2016, Ne è risultato che l’uso corrente (ma non pregresso) di cannabis, nella misura di quattro volte alla settimana o più, era associato a riduzione della condizione.
https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/can.2019.0048

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