Cambiare il corso dell’evoluzione

Cambiare il corso dell’evoluzione
Sostiene Telmo Pievani che la mente umana non riesce a comprendere fino in fondo le conseguenze del nostro impatto sulla Terra. È un pensiero troppo ampio, spaventoso e privo di facili soluzioni, dunque siamo portati a rimuoverlo. Anche di fronte alle alluvioni improvvise, il riscaldamento dei mari, la perdita di biodiversità o le pandemie, homo sapiens è portato a occuparsi di ciò che gli è più vicino, nel tempo e nello spazio, ed è anche questa la ragione per cui attorno alle questioni climatiche si concentrano tanti negazionismi.

L’evoluzione ci ha dotato di un cervello che non riesce ad affrontare questioni globali, multigenerazionali, che si esprimono in modo probabilistico. Eppure le ricadute della crisi ecologica sono visibili a chiunque voglia vederle. Basta guardare allo stato di salute del bene più prezioso, l’acqua pulita, per scoprire che anche il nostro Paese sarà presto costretto a confrontarsi con la sua penuria. Attualmente il volume contenuto nei ghiacciai italiani corrisponde a meno della metà del lago Maggiore, e se la principale riserva d’acqua della Pianura padana, il Po, quest’anno presenta una portata dimezzata rispetto alla sua media storica, non se la passano meglio le regioni del Sud, costrette a fare i conti con il rischio desertificazione. Secondo gli scenari più foschi, se le emissioni di gas serra non dovessero diminuire, nel 2100 l’Italia presenterebbe uno scenario climatico spostato a sud di 1000 kilometri, con temperature siciliane in Lombardia, e nordafricane nelle regioni meridionali.

Province italiane sempre più calde: il 65% supera la media Ue

Questa crisi climatica è figlia di un rapporto tra umanità e natura che concepisce la Terra come materia sfruttabile a piacimento. La logica che fonda l’accumulo di capitale a scapito dell’ambiente è la stessa che riproduce impoverimento e disuguaglianze. Oggi, dopo la doccia fredda di Covid, siamo però giunti a un passaggio cruciale. Ci troviamo di fronte a un bivio: possiamo continuare a favorire la riproduzione dei modelli economici di cui la pandemia ha rivelato tutti i limiti, accontentandoci di qualche operazione di maquillage green, o provare a indirizzarli verso un cambio di rotta radicale.

Il prossimo 15 ottobre il Governo dovrà presentare alla Commissione europea il piano di rilancio nazionale per accedere ai 209 miliardi previsti per l’Italia dal Recovery Fund. Il nostro Paese dovrà spiegare come intende utilizzare i fondi stanziati per uscire dalla crisi innescata dal coronavirus. Sarà un banco di prova per verificare se, al di là delle promesse, continueremo a salvare il preesistente, rifinanziando un sistema liberista che ci sta portando al collasso, magari con qualche correttivo che lo renda meno impattante sulla natura, oppure saremo in grado di gettare le basi di un diverso rapporto con la natura, sentendocene infine parte e non padroni.

Ben vengano norme e trattati che parlino a nome della natura, ma, prima che tutelata, la natura chiede di essere amata., scrive Luigi Ciotti nel suo editoriale del quarto numero

Sarebbe l’inizio di una vera rievoluzione, che richiede tempo e interventi di sistema. I salvataggi dovrebbero essere sottoposti a stringenti condizioni. Non è un problema di conoscenze, le opzioni possibili per avviare una trasformazione, culturale prima ancora che politica, sono già noti: dal divieto dell’uso di combustibili fossili, alla sottrazione della risorsa acqua agli interessi privati, dall’abolizione degli allevamenti intensivi, alla valorizzazione della piccola agricoltura, dal consolidamento della responsabilità pubblica nella tutela dei beni comuni, agli investimenti in formazione e ricerca. Ma a poco serviranno i singoli interventi tampone se, più in generale, l’ecologismo continuerà a essere inteso come difesa dell’ambiente, lasciato alla testimonianza di “anime belle” e marginale nell’azione di governo, anziché divenire il perno di una diversa visione della società e dell’economia. In una parola della vita.

Da lavialibera n°4 luglio/agosto 2020

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